Il felino come centro dell'universo
La comunicazione chimica e in particolare quella che avviane attraverso le vie olfattive è fondamentale per la vita sociale del gatto. Ecco le basi per comprendere il linguaggio del gatto.
La comunicazione chimica è la più antica forma di comunicazione al mondo. E non esiste essere vivente, vegetale o animale, che non ne faccia uso, almeno in qualche modo. Il tipo di messaggi che può essere veicolato con la comunicazione chimica è, infatti, praticamente infinito. Si va dalle forme più semplici che avvengono all'interno di una singola cellula e coinvolgono pochi tipi di molecole, a quelle più complesse che si estendono su grandi distanze e interessano organi, tessuti diversi, o addirittura organismi diversi e che si basano su reti intricate di vie e messaggeri. Una tale varietà delle modalità di comunicazione chimica, pur con un modello di base sostanzialmente simile, sottintende il preciso intento di conservazione ed evoluzione da parte della Natura di un sistema che si è rivelato efficace e vantaggioso. E dimostra una volta di più, semmai ce ne fosse bisogno, l'importanza fondamentale di questo tipo di comunicazione di cui il gatto non è sprovvisto.
L'IMPORTANZA DELLE VIE OLFATTIVE. Tutte le vie sensoriali degli organismi superiori hanno una qualche base chimica lungo il loro decorso. Ma se c'è una via in cui questo concetto è più facile da comprendere, è senz'altro la via olfattiva. Il senso dell'olfatto si basa sin da subito in uno scambio di informazioni di tipo chimico tra l'ambiente esterno e quello interno dell'organismo che riceve e interpreta il messaggio, a differenza di tatto, vista e udito che comportano invece la conversione di un segnale essenzialmente fisico in uno chimico come primo passaggio della comunicazione. Solo il gusto, tra le cinque modalità sensoriali, ha una simile peculiarità. Ma qui le cose sono, se vogliamo, un po' più semplici perché c'è un contatto diretto tra ciò che contiene l'informazione (il cibo, l'oggetto che portiamo alla bocca) e gli organi che contengono i recettori necessari a captarla. Il senso dell'olfatto, invece, non ha questa necessità: l'oggetto che rilascia le molecole odorose può essere distante o addirittura non essere nemmeno più presente nell'ambiente nel momento in cui l'organismo ricevente ne capterà il messaggio. La caratteristica e il vantaggio principale del messaggio chimico, sia che viaggi entro le cellule sia che passi attraverso vie neuronali complesse come quella olfattiva è di durare nel tempo e di essere percepito a distanza, mentre un suono, ad esempio, esiste per il tempo dell'emissione del suono stesso e un messaggio visivo viene percepito solo se siamo "a vista". Trovo questa cosa straordinaria e non mi stupisce che l'olfatto sia il più antico e, probabilmente, più efficace sistema di comunicazione che si sia mai sviluppato. Peccato, semmai, che l'uomo non se ne curi abbastanza.
LA COMUNICAZIONE OLFATTIVA NEL GATTO. E questo nostro snobismo, unito alla visione spiccatamente antropocentrica del mondo, ci portano spesso a sopravvalutare o sottovalutare anche l'importanza della comunicazione olfattiva negli altri animali. Nel cane ad esempio tendiamo a considerare solo questa. Nel gatto consideriamo invece di più la comunicazione visiva, attribuendogli poteri quasi soprannaturale ("i gatti ci vedono al buio", ma quando mai!). Eppure la comunicazione olfattiva è importante anche per i piccoli felini di casa.
È la prima utilizzata alla nascita, per guidare il micino, cieco e sordo, verso le mammelle della mamma per le poppate iniziali e per riportarlo alla "sua" mammella in quelle successive, dopo che l'ordine di poppata è stato stabilito. E, anche una volta cresciuto, l'olfatto è fondamentale sia per procacciarsi il cibo sia per i segnali inter e, soprattutto, intra-specifici. È talmente importante che il gatto ha non uno ma ben due "nasi". Il secondo si trova in una sorta di sacca, detta organo di Jacobson, che si raggiunge attraverso due orifizi presenti sul palato, dietro i due incisivi superiori. Qui sono presenti altri recettori olfattivi come quelli presenti nel naso vero che percepiscono sensazioni olfattive e gustative da trasmettere all'encefalo. Sembra, inoltre che proprio attraverso queste cellule i gatti siano in grado di immagazzinare i diversi odori, associandoli per altro alle diverse sensazioni tra cui anche gli stimoli sessuali odorosi. Probabilmente vi sarà capitato di vedere il vostro gatto aspirare a bocca aperta, adesso sapete perché: vuole annusare meglio sfruttando anche il secondo "naso".
Ma come sfrutta il gatto le stupefacenti potenzialità delle sue vie olfattive nella sua vita sociale? Recependo importanti segnali emessi soprattutto attraverso l'urina e le secrezioni cutanee ed emettendone a propria volta. I gatti passano buona parte della giornata a lasciare odori e sentire quelli rilasciati dagli altri che coprono i suoi. Persino il suo leccarsi insistente quando lo mettete giù dopo le coccole è un modo poco cortese di dirvi che il vostro odore sta coprendo il suo e questo non gli piace. Le altre modalità, meno plateali e offensive per l'Ego del proprietario, sono la marcatura con l'urina, la graffiatura, il rilascio di secrezioni anali e il rilascio di secrezioni cutanee. Ma queste le vedremo meglio un'altra volta. Adesso, se volete capire bene come funziona il meccanismo di base della comunicazione chimica di tipo olfattivo, potete leggere i due contributi che Tania Tanfoglio del blog Science for passion e Paolo Pascucci del blog Questione della decisione hanno preparato per il Carnevale della chimica #18 ospitato su Arte e salute.
alle 21:16
Tania Tanfoglio
Grazie per il link :-)