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Autismo: l'arrivo di un cucciolo fa bene ai bambini. Nuove ipotesi da studio francese

Venerdì 3 Agosto 2012, 07:13 in Gli animali e noi di

Cani e gatti migliorano i comportamenti prosociali dei bambini autistici, ma solo se l'animale arriva dopo. Lo studio di Plos one

Bambini-autistici-cani-gatti-aiutano.jpg L'arrivo di un animale in famiglia ha un effetto positivo sul comportamento dei bambini affetti da autismo. Lo rivela  uno studio francese, pubblicato su 'Plos One' secondo cui cani o gatti favorirebbero lo sviluppo di atteggiamenti sociali che sono particolarmente difficoltosi in questi pazienti.

In particolare, il team di Marine Grandgeorge dell'Hospital Research Center di Brest (Francia) ha scoperto che i bimbi coinvolti nello studio, che avevano ricevuto in dono un animale domestico, ottenevano punteggi più elevati in due categorie di comportamento (offrirsi di condividere e offrire confort) pochi anni dopo l'arrivo del pet, rispetto a quanto non accadeva prima di avere a che fare con il cucciolo. Secondo i ricercatori entrambe le categorie di comportamento riflettono atteggiamenti prosociali, e questo "suggerisce che i bambini con autismo possono sviluppare questo tipo di comportamenti in un contesto appropriato", scrivono gli studiosi.

Per contro, i bambini che  avevano vissuto invece con un cucciolo fin dalla nascita, hanno mostrato in generale delle relazioni più deboli con il loro animale.

L'OPINIONE DI GATTIVITY. Penso che questo studio sia molto interessante. E non solo perché dimostra una volta di più che avere un animale fa bane ai bambini, compresi quelli con problemi. La discrepanza tra l'avere da sempre un animale e vederlo arrivare quando si è più grandi e i segni della malattia sono già emersi mi pare ancora più degno di nota.

L'autismo in breve. Negli ultimi anni alcune evidenze sperimentali hanno portato gli scienziati a considerare l'autismo come un disturbo dell'empatia ovvero del rispecchiamento delle emozioni e delle azioni (l'empatia è quella capacità innata che ci permette di comprendere e imitare le emozioni e i gesti compiuti dagli altri), il cui substrato neurale risiederebbe in una disfunzione dei neuroni specchio (mirror neurons). Questa ipotesi chiamata con un gioco di parole "specchio rotto", implica l'impossibilità di comprendere e riprodurre le azioni degli altri da parte di questi bambini. Recentemente un gruppo di neuroscienziati, ha dimostrato che ciò è parzialmente vero. L'autismo, infatti, non sarebbe associato ad un deficit di imitazione per qualsiasi tipo di azione, ma solo per quelle aventi un connotato emotivo e sociale.

Fin qui le teorie patogenetiche. Quello che di fatto vedono i genitori è che i bambini autistici che hanno uno sviluppo normale, almeno in apparenza, per i primi mesi o anche anni, ad un certo punto, verso i due-tre anni cominciano una involuzione del comportamento che li porta a chiudersi sempre più in se stessi fino a smettere completamente di parlare se avevano iniziato e a fuggire ogni forma di contatto fisico o sociale, come ad esempio il contatto visivo. A questo si aggiungono poi comportamenti stereotipati e ripetitivi (es. dondolamenti) e incapacità non solo a interagire con l'ambiente ma anche a tollerarne cambiamenti, con una attenzione al dettaglio davvero maniacale.

Sarebbe quindi interessante capire come mai l'effetto positivo di un cane o un gatto su queste anomalie comportamentali si manifesta se l'animale arriva dopo che il bambino ha cominciato a manifestarli. La mia ipotesi è che lo sconvolgimento emotivo che l'arrivo di un animale in famiglia è tale da non lasciare indifferente il bambino autistico, il quale però riesce a stabilire col quattro zampe un rapporto. Viceversa, quando l'animale fa parte da sempre della famiglia viene considerato parte dell'ambiente e della routine familiare. Credo che la chiave della differenza sia nello choc dell'arrivo di questo elemento perturbante del sistema. Una scossa emotiva che però non viene vissuta in modo negativo (o non totalmente) forse perché è abbastanza forte da riattivare circuiti empatici nel bambino e a quel punto fargli vedere la natura debole e indifesa dell'animale. Ma per ulteriori considerazioni aspetto di leggere lo studio dei ricercatori francesi. Aggiungo però che l'arrivo di un cane, di un gatto o di un altro animale può avere aspetti positivi ma se non li si sa sfruttare rimane tutto affidato al caso: come arrivano scompaiono. L'aiuto di un terapista o di un esperto in terapia assistita con gli animali potrebbe fare, invece, molto per rendere l'effetto dell'arrivo dell'animale ancora più forte e duraturo.

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