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Gatti e tumori nessuna relazione: nuova ricerca smentisce studio francese: più rischi a tavola

Lunedì 27 Agosto 2012, 08:39 in I gatti e noi, VetCafè di

Uno studio dell'Università di Oxford pubblicato dalla rivista 'Biology Letters' smentisce l'esistenza di una relazione tra il possesso di un gatto e l'insorgenza di tumori cerebrali nell'uomo. Il legame diventato quasi leggenda metropolitana anti ga

gatti-donne-tumori.jpg C'è voluto un bel po' per mettere la parola fine a una "leggenda metropolitana" che stava diventando piuttosto insistente e pericolosa per i gatti. Ma, si sa, la scienza ha i suoi tempi e per smentire come per confermare un'altra ricerca ha bisogno di prove. Alla fine però ha dato l'esito che tutti gli amanti dei gatti si aspettavano: avere un gatto non aumenta il rischio di sviluppare un tumore al cervello. Nessun pericolo, dunque, per il prezioso organo degli amanti dei mici.

Uno studio dell'Università di Oxford pubblicato dalla rivista Biology Letters ha cancellato ogni possibile timore nato un anno fa, quando alcuni ricercatori francesi avevano messo in luce l'esistenza di un possibile rapporto tra l'infezione dal parassita Toxoplasma gondii, comunemente trovato nei gatti e in genere poco pericoloso per gli esseri umani, fatta eccezione per le donne in gravidanza, e l'insorgenza dei tumori cerebrali (qui il loro studio).

Nessuno, in realtà, ha detto mai che i gatti causano il cancro. Gli studiosi oltralpe hanno visto, semplicemente, che nelle popolazioni con più alti tassi di infezione da toxoplasma (detta toxoplasmosi), si registrava anche una maggiore incidenza di cancro al cervello, avanzando un'ipotesi di possibile nesso causale tra le due cose. Ma i risultati sono stati piuttosto controversi sin da subito e molti scienziati ritennero la correlazione troppo debole. Ora il nuovo gruppo di ricercatori sembra aver trovato una soluzione al problema. I ricercatori hanno analizzato i dati del registro nazionale britannico dei tumori insieme a quelli di oltre 626mila donne di mezza età, verificando che non c'è nessun aumento nei possessori di gatti. Il 18 percento delle donne studiate possedeva infatti almeno un gatto. Ma questo gruppo non ha mostrato maggior incidenza di tumore rispetto alle connazionali senza gatto, nonostante i maggiori rischi derivanti dalla loro esposizione al Toxoplasma gondii. "Lo studio è molto importante - spiega sulla rivista Frederic Thomas della University of Montreal, autore di entrambe le ricerche - perché stava passando il messaggio che avere un gatto è pericoloso, e non era l'intento del nostro studio. Noi abbiamo dimostrato il possibile legame tra l'infezione e il tumore, ma mangiare verdura lavata male o carne poco cotta sono fattori di rischio ancora maggiori".

Insomma, il pericolo, che si tratti di gravidanza, malattie psichiatriche o tumori è sempre il Toxoplasma e non il gatto che può ospitarlo, ma anche no. Il problema semmai è che il Toxoplasma non si vede, a differenza del gatto che quindi diventa l'oggetto di tutti i nostri timori. Per difendersi dal vero nemico non è però necessario vederlo, basta lavare sempre bene la verdura, mangiare carne ben cotta e, se si ha un gatto, lavarsi bene le mani dopo aver pulito la lettiera. In ogni caso i gatti sempre vissuti in casa difficilmente rappresentano un problema da questo punto di vista.

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2 commenti
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28 Ago 2012
alle 16:06

Roberto Grazioli Asti

un giorno del 1922 un biologo russo di cui non faccio il nome annunciò al mondo accademico che, il sangue prigionana raggi ultravioletti. Il Prof. Petri, nel 1932 ideò delle lastre fotografiche molto sensibili alla tenua radiazione confermando in pieno la tesi, su quell'esempio altri scienziati arrivarono all'emoiinnesto per guarire anche la leucemia infantile. L'idea che il sangue, abbia un principio radiante che favorisce l'espulsione degli ossidanti dalle cellule porterà alla medicina nucleare. Sta di fatto, le trasfusioni di sangue sono consentite ma l'emoinnesto è praticamente proibito. Non potendo interrogare un gatto costretto a vivere a contatto con gli umani, possiamo dire che siamo noi a trasmettergli il nostro raffreddore. Roberto Grazioli Asti

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27 Ago 2012
alle 09:37

Violacolor Futuratremila

nel tempo sino ad oggi un numero elevatissimo di scrittori amanti dei gatti hanno vissuto e scritto vicino ad un micio sia domestico ke libero e nn sn morti di cancro al cervello ma di altro.


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