Il felino come centro dell'universo
Un detenuto nel carcere di massima sicurezza di Guantanamo avrebbe ottenuto il permesso di tenere in cella un gattino come premio per aver collaborato. La notizia dal compagno di prigionia: sarà vero?
Nel campo di prigionia di Guantánamo, sull'isola di Cuba è scoppiato un piccolo giallo. Secondo quanto riferito da un detenuto, Rahim al-Afghani, attraverso una lettera fatta recapitare al suo avvocato, all'interno della struttura detentiva di massima sicurezza un altro prigioniero avrebbe ottenuto il permesso di tenere un gattino.
In realtà al-Afghani nella missiva pubblicata dal Washington post venerdì si limita a scrivere "Majid Khan ha un gatto". È l'avvocato Carlos Warner a ipotizzare, nel renderla nota, che il permesso di tenere un gatto in cella sia un premio ottenuto per aver collaborato con gli americani. Majid Khan nel febbraio scorso si era dichiarato colpevole di aver sostenuto al-Qaeda e si era impegnato a testimoniare contro altri presunti terroristi detenuti nel carcere statunitense e da allora non è stato più visto in pubblico. I dettagli della sua reclusione sono secretati, così come quelli di un'altra dozzina di detenuti che il Pentagono chiama "detenuti di alto valore", i quali vengono tenuti in disparte dagli altri. Anche Rahim al-Afghani fa parte di questo gruppo e tutto ciò che dice o scrive viene vagliato, registrato e, se è il caso, "ripulito" prima che esca dal carcere. Perfino il suo avvocato deve stare attento a quello che dice perché potrebbe essere usato contro il suo cliente.
E, infatti, molto più saggiamente l'avvocato di Khan, Wells Dixon, non ha voluto nemmeno commentare le notizie sul suo assistito. Mentre un portavoce del Pentagono, il tenente colonnello dell'esercito Joseph Todd Breasseale, si è limitato a ribadire che "è vietato discutere di tutte le informazioni sulla detenzione di Khan", non prima di ricordare però che "ai detenuti non è concesso di avere animali domestici". Tuttavia ha ammesso che "gatti randagi e altri animali vagano all'interno della base" e benché sia stato proibito si sa che molti detenuti danno loro da mangiare. "È possibile - ha concluso il portavoce - che Khan abbia fatto amicizia con uno di essi e che al-Afghani si riferisse a questo".
Certo è che sia le dichiarazioni di al-Afghani sia le ipotesi di Warner e di Breasseale contrastano con ciò che si sa del campo di prigionia di Guantanamo e delle torture a cui vengono sottoposti i prigionieri, tanto che Obama in persona aveva detto di volerlo far chiudere già nel 2009 definendolo "un capitolo triste nella storia americana".
Lo stesso al-Afghani sarebbe stato sottoposto a deprivazione di sonno per farlo parlar lare e questo, unito al fatto che in una seconda lettera al suo avvocato stra-parla di basket e del campione di basket James LeBron che definisce "uomo cattivo" per il passaggio di squadra, la dice lunga sulla credibilità che possono avere le sue dichiarazioni sul gattino di Khan.
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